9 Agosto 2001


archivio: EDMONTON 2001


Mondiali di atletica

Cade un'altra stella

Marion Jones battuta nei 100m, Sotomayor 4 nel salto in alto e Gebrselassie battuto nei 10.000m

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Edmonton, Canada, 9 agosto 2001

Forse a Edmonton gireranno un 'remake' di polvere di stelle. Dopo Marion Jones, che in nottata corre nelle semifinali del 200 per riscattare la sconfitta subita nei cento, un altro mito dell'atletica e' finito a terra.
Stavolta la Pintusevich non c'entra, e l'etiope re del fondo deve incassare una sconfitta forse ancor piu' amara di quella della Jones: a batterlo e' stato infatti un impertinente ventitreenne keniano, ovvero uno di quella squadra che e' grande rivale dell'Etiopia.

Gebre alla fine dei diecimila e' arrivato terzo, bruciato dall'allungo irresistibile di Kamathi e preceduto per l'argento dal connazionale Mezgebu, eterno piazzato, ma non se l'e' presa piu' di tanto. Subito dopo la gara ha sfoderato uno dei suoi inconfondibili sorrisi ed e' andato a congratularsi con chi l'aveva battuto. Poi ha preso una bandiera dell'Etiopia, se l'e' messa sulle spalle ed e' andato a fare un giro d'onore assieme a Mezgebu, come se avesse vinto. Cio' per onorare il fatto che in tribuna c'era un gruppo di almeno cinquemila suoi compatrioti giunti al Commonwealth Stadium per fare il tifo per lui. Tra loro l'idolo di Gebre, quel Mirus Yifter straordinario eroe dei giochi di mosca '80. Da anni vive in Canada, a Toronto, e la folta comunita' etiope di Edmonton lo aveva invitato nell'Alberta pagandogli viaggio e soggiorno, pur di farlo arrivare per esaltare con la sua presenza gli atleti in giallorossoverde. Gli effetti dell'arrivo di Yifter si erano gia' visti il giorno prima, quando le tre etiopi Tulu, Adere e wami avevano fatto tripletta nei diecimila donne.

A Gebrselassie, sconfitto ma campione di fair-play, e' dispiaciuto soprattutto questo: aver perso davanti a Yifter, il mito della sua gioventu'. "ma non sono riuscito a rispondere all'attacco nei cento metri finali di Kamathi - ha spiegato - forse perche' dopo l'operazione che ho dovuto fare al tendine d'Achille sono dovuto stare fermo a lungo e non ho potuto allenarmi come avrei voluto. Pero' non cerco scuse, perche' ieri fino all'ultimo giro ero sicuro di vincere". Gebre ha risentito anche del fatto che da un paio di giorni a Edmonton la temperatura e' calata in maniera brusca, con una differenza rispetto a prima di molti gradi. La sera fa freddo e tre notti fa era dovuto andare in clinica perche' aveva un fortissimo raffreddore e la febbre. "Ma questo non vuol dire - ha immediatamente precisato il fuoriclasse etiope - che Kamathi non abbia vinto meritatamente. Ha usato la tattica giusta, e mi ha battuto: non cerco scusanti".

Ora pero' Gebre non puo' lasciare cosi': doveva essere il suo ultimo oro sui diecimila prima di dedicarsi alla maratona, ma uno come lui non puo' finire questa parte della sua carriera con una sconfitta. "Quindi prima di pensare alla maratona - ha spiegato - correro' un paio di diecimila di alto livello in Europa. Li' sono sicuro di rifarmi, e chiudere in bellezza".


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