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Archivio: SPECIALE COPPEPubblicato il 2 Aprile 1998

Champions League
Alessandro Magno
Del Piero sugli scudi dopo la tripletta al Monaco

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Alex Del Piero
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Marcello Lippi
il parere di Lippi su Del Piero
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Torino, 2 aprile '98

Michel Platini ieri sera lo ha visto anche dal vivo e gli ha idealmente consegnato il testimone del "sorpasso": adesso, con 19 gol in Coppa Campioni, Alessandro Del Piero ha spodestato "Le Roi", che era fermo a 17. Un momento magico, quello di Del Piero, che dura pero' da parecchi mesi, segno di continuita' ed evoluzione tecnica che ormai non fanno ritenere azzardato alcun paragone con i big del passato, vicini nella classifica dei cannonieri, come Van Basten, Baggio, Bettega, Boninsegna.
Gol di rapina, di astuzia, di estro, ma anche prodezze balistiche e saggi di freddezza, come contro il Monaco. Magie da campione, che hanno anche fondamenti razionali, secondo Marcello Lippi: "E' enormemente migliorata l'intesa con gli altri compagni di reparto, adesso si cercano di continuo e si trovano molto spesso. E poi in allenamento Del Piero e' un meticoloso, prova e riprova cento volte, studia tutti i minimi particolari relativi al tiro. Avete visto con quanta cura ieri sera ha indicato dove piazzarsi ai compagni che dovevano disturbare la barriera? Di solito, la loro posizione e' determinante, perche' incide su quella del portiere".
E Del Piero racconta cosi' quel lungo minuto che ha preceduto la sua punizione vincente: "E' stato interminabile. In quei casi ci vuole sangue freddo e non pensi assolutamente ai record, che sono eventi di contorno. Sono riuscito - continua - a rimanere lucido anche sull'1-1, quando sapevo che quel rigore sarebbe stato decisivo per il nostro futuro. Le responsabilita' non mi pesano, anzi, possono anche aiutare, a patto che non ci si esalti troppo in momenti come questo e non ci si deprima quando va meno bene".
Lippi ne aveva tratteggiato, nei giorni scorsi, anche le caratteristiche di leader, sia pure in cosi' giovane eta'. Una "stoffa" che viene fuori anche nei momenti in cui sarebbe fin troppo facile esaltarsi o abbandonarsi a un istante di relax: "Quest'anno - dice Del Piero - la squadra non ha ancora vinto nulla e se sara' cosi' fino alla fine, i miei potrebbero essere solo 'numeri' inutili. Vogliamo concretizzare qualcosa, perche' sappiamo che solo questo conta".
Ora che anche i numeri sono dalla sua parte (solo Altafini, in Coppa Campioni, ha fatto meglio, 24 reti), stride ancor piu' quel 17 posto in cui fu relegato l'anno scorso nella classifica del pallone d'oro. Ma Del Piero non raccoglie. E' uno che conta i trofei piu' dei gol, che vive i traguardi della squadra piu' che concentrarsi su quelli personali, insomma il vero prototipo del professionista dello sport collettivo: "Nel mio momento esaltante, la squadra e il lavoro d'equipe sono componenti essenziali, imprescindibili". Quali siano i confini tra meriti della squadra e di Del Piero, lo decideranno presto, sul piano squisitamente economico, societa' e procuratore del giocatore, Claudio Pasqualin, orientati al prolungamento del contratto, che scade nel 2000. Andrea D'Amico, il vice di Pasqualin, oggi era a Torino e ha avuto un colloquio con Del Piero. "C'e' un clima di assoluta serenita' da entrambe le parti", ha affermato D'Amico, lasciando intendere che, superata la fase calda della stagione, probabilmente prima dei mondiali, potrebbe essere firmato l'accordo tra Del Piero e la Juventus. Un fatto comunque e' certo: se la Juventus avesse avuto ancora qualche dubbio sulla dimensione tecnica del giocatore, negli ultimi mesi sono stati tutti dissipati.



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