27 Maggio 2000


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Protagonisti del 2000

Nel segno di Roby

Baggio se ne va. Lascia il segno anche nei cuori neroazzurri

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27 maggio 2000

Ha chiuso con l'Inter al Bentegodi, due magnifici gol, uno scintillante campionario di tocchi raffinati, la standing ovation dei tifosi. E ha regalato ai neroazzurri la Champions League e relativi miliardi. Roberto Baggio ha ammesso di aver sognato che la sua favola all'Inter si chiudesse proprio con questo finale. Tanto per far capire a tutti che quel "cattivone" di Lippi ha sbagliato a utilizzarlo col contagocce, mettendolo dentro solo quando non poteva farne a meno o c'era da rimediare ad una situazione compromessa. Marcello Lippi naturalmente non ci sta a fare la parte dell'orco cattivo, rivendica il suo diritto a privilegiare gli interessi del gruppo, resta per far grande l'Inter. In tutta la vicenda Massimo Moratti e' una specie di re buono e tollerante che vorrebbe far andare d'amore e d'accordo tutti i suoi sudditi. Utopia.

Cosi' Roberto Baggio se ne va. Forse resta il suo amicone Recoba per cui Moratti stravede, Lippi molto meno. Com'era successo a Firenze, alla Juve, al Milan, al Bologna, anche all'Inter Roby lascia un segno profondo. Piu' che mai simbolo del talento sacrificato al calcio muscolare e arido. Chissa' che proprio a fine carriera non trovi un tecnico disposto a farsi ammaliare dalla sua bravura.
"Meglio undici campioni disorganizzati che undici brocchi organizzatissimi", e' la filosofia calcistica di Roberto Baggio. Incontrera' mai un allenatore disposto a condividerla? Ma anche nel calcio l'integralismo e' sbagliato, da una parte e dall'altra.

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Bruno Pizzul

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