di Massimo Vincenzi, La Repubblica, 20 settembre 2001
E' lo scrittore preferito dal presidente del Chievo meraviglia, Luca Campedelli, che ha il suo libro sul calcio - Febbre a 90' - appoggiato sopra il comodino. Dicono che ne abbia letto qualche pagina anche prima del debutto vincente in serie A contro la Fiorentina. E forse non è un caso. Nick Hornby l'autore inglese diventato famoso nel mondo raccontando la propria vita di tifoso ammalato dell'Arsenal - questo dettaglio non lo sapeva, ma conosce la storia della piccola squadra di quartiere salita in serie A: piccola grande, tra le grandi. E gli piace, perché gli piace la passione che c'è dietro: "Seguo da sempre il campionato italiano. Alla domenica guardo la sintesi delle azioni più belle, non le partite intere, perché mi annoiano, sono troppo lente rispetto a quelle della Premier League. Da voi vedo riflessi i pregi e difetti che prima o poi arrivano in Inghilterra".
La passione è la prima cosa che colpisce a sentirlo parlare di pallone. Un amore tanto forte da superare tutti gli ostacoli: "Il calcio è cambiato più da quando ho scritto Febbre a 90', all'inizio del Novanta, che nei precedenti cent'anni. Adesso ci sono molti aspetti che non mi piacciono, anche se, quando scende in campo l'Arsenal, il resto non conta e sono felice come da bambino".
Un bambino che però vede il giocattolo preferito diventare sempre meno divertente: "Quando leggo la formazione dei Gunners e vedo il nome di Sol Campbell, che sino all'anno scorso era con i nostri rivali del Tottenham capisco che ormai le bandiere non esistono più, che la parte romantica dello spettacolo va scomparendo. Anche se, devo ammettere, sarebbe peggio se un nostro campione facesse il percorso inverso... Finché vengono da noi, tanto meglio".
Scherza. L'ironia è uno degli ingredienti dei suoi libri, rende meno amara la realtà, ma non la cambia: "Oggi contano soprattutto il businnes, gli affari, i soldi. Non tutti gli aspetti del nuovo calcio sono negativi, ma la dittatura dei media, soprattutto della televisione, soffoca il bene più prezioso: l'emotività. E' cambiato in peggio pure il rapporto tra le squadre e i tifosi, è tutto più caro, non è più alla portata di tutti".
E' anche per questo che un altro libro come a Febbre a 90' è impossibile: "Ovviamente, anche perché io stesso non sono più un tifoso qualsiasi. Ora mi basta una telefonata per essere accolto in qualsiasi tribuna vip europea, invece a me interessa la passione vera degli sportivi. Quelli che per tutta la settimana sono in attesa della partita, che faticano a mettere vie le sterline necessarie per andare allo stadio".
Quello dello stadio è uno dei capitoli dolenti. I presidenti-manager immaginano gli impianti sempre più simili a grossi ipermercati dove le scale mobili sostituiscono l'erba del campo: "Esiste un progetto per spostare e cambiare persino il mitico Highbury, che è proprio ad un passo da casa mia. E' un pezzo di cuore che si stacca e sono triste, ma bisogna abituarsi. Imparare a convivere per queste cose è la nuova fatica dei nuovi tifosi", sospira Hornby.
Il protagonista di Febbre a 90' invece soffriva, sino al sospirato scudetto, per le sconfitte della propria squadra: "C'è un piacere quasi masochista nel tenere per certe formazioni, quotate, ma quasi sempre perdenti. A Chigago esiste un team di baseball, i White Sox, che non vincono dal 1903. Un tifoso alla loro prima partita, dopo l'ennesima campagna acquisti ambiziosa, ha esposto uno striscione geniale: 'non preoccupatevi, c'è sempre l'anno prossimo'. E' il mio manifesto".
Masochismo che non lo lascia neppure quando si tratta della Nazionale: "I Mondiali del 2002? In finale andranno Argentina e Francia. Per noi ormai sono un torneo a parte, che non ci riguarda, come se si trattasse di basket. Per me resta valido quello che diceva Gary Lineker: 'il calcio è quello sport dove ventidue persone corrono dietro ad un pallone e vince la Germania'".
Non basta il trionfo di Eriksson a fargli cambiare idea: "Possiamo vincere una battaglia ma non la guerra. Sul ct poi non capisco come gli stessi giornalisti che l'hanno massacrato al suo arrivo, l'abbiano incensato dopo quella vittoria. Ma forse è proprio questo il nuovo calcio".