13 Gennaio 2002


archivio: L'EDICOLA


Corriere della Sera

Scoglio l'africano

Scoglio l’africano: «In Libia cercherò la stima di Gheddafi»

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Genova, 13 gennaio 2002

di Roberto Perrone, Corriere della Sera, 13 gennaio 2002

In una banca di Genova si è chiusa una parte di storia calcistica genovese, in un albergo dell’hinterland milanese è finita in archivio l’altra metà. La Samp non è più Mantovani, il Genoa non è più Scoglio, il Professore, l’uomo più amato di (mezza) Genova insieme con l’acquario, Fabrizio De Andrè e il panettone basso di Lagaccio.

Franco Scoglio raddoppia, nessun italiano è stato c.t. due volte, all’estero. Scoglio l’africano, dopo la Tunisia, si annette la Libia, rappresentata dal vice presidente della federazione Amami Muraja e dall’ex giocatore (Svizzera, Belgio, Stati Uniti) e factotum Karim Murabet. «Mi dà l’adrenalina, mi misura come uomo. Mi dai ora una grande squadra? Non mi interessa, ho in testa solo la Libia» annuncia Scoglio, fisicamente e formalmente tirato a lucido per questa sua nuova sfida dentro lo scatolone pieno di palloni: «La Tunisia guarda alla Francia, la Libia all’Italia. A Tripoli, quando c’è in Tv una partita di cartello del nostro campionato, le strade sono deserte. Impianti splendidi: allo stadio "11 giugno", ho visto infrastrutture che non ho visto in Italia».

Il Professore dovrà vedersela con i due Gheddafi, il colonnello Muhammar e, soprattutto, il figlio, Al Saadi, vero appassionato, tifoso (e ora azionista) Juve, ma nel suo piccolo, anche presidente federale, proprietario della squadra Al-Ittrihad, colonnello come il padre, ma chiamato l’Ingegnere, per laurea conseguita e per non fare confusione.

Contratto biennale, rinnovabile in caso di approdo alla Coppa d’Africa e/o alle Olimpiadi, vero obbiettivo il Mondiale 2006. Dopo i lunghi anni dell’embargo, anche calcistico, lo scatolone vuole un posto al sole. Per questo ha messo sotto stipendio (550 mila euro a stagione) il più immaginifico tecnico italiano, che avrà al suo fianco il fedele Giancarlo Guerra. «Mi hanno concesso uno staff di quattro persone». Carta bianca e responsabilità anche delle giovanili, per Scoglio l’africano (due) che si è fatto sedurre, malgrado le telefonate di protesta degli amici tunisini che non volevano il loro ex mentore sulla panchina del vicino. «Ci soffrono, a livello calcistico» spiega Muraja.

Professore, addio all’Italia e al Genoa.
«Al di là di quello che si dice, la mia avventura rossoblù era finita il 30 novembre. Non ero andato a Genova per vivacchiare, ho bisogno di lottare. Voglio dire una cosa: con la Libia potevo firmare anche prima, ma loro, correttamente, mi avrebbero lasciato finire il campionato».

I tifosi rossoblù scrivono che è un traditore.
«Macché, quello è amore. Ma ora dobbiamo parlare d’altro».

In Libia, dunque. Ha già incontrato Gheddafi padre?
«Non ancora, me lo devo meritare. Devo spingerlo ad interessarsi di me. Comunque non c’è uno al mondo che non vorrebbe incontrare un uomo di così grande personalità, coerenza e coraggio. A Tunisi ne avevo conosciuto uno simile: Bettino Craxi, un amico, torinista».

Professore quella di Al Saadi Gheddafi non è una presenza ingombrante?
«Per nulla. L’Ingegnere ha dato un impulso straordinario al calcio libico. Come giocatore ha qualità tecniche, ma dovrà lavorare più di tutti, se gli altri faranno 10, lui dovrà fare 20. Ha un sinistro importante, è un calciatore su cui lavoreremo. Ho una cosa in testa per lui».

Modulo previsto?
«Tre-quattro-tre: i libici hanno bisogno di calcio offensivo, di andare ad aggredire».

Non ha rimpianti per il Mondiale raggiunto, ma non giocato, con la Tunisia ?
«Non andare a un Mondiale è qualcosa di triste, ma la salvezza del Genoa era troppo importante. In Giappone forse andrò con l’Ingegnere a vedere qualche partita, in aggiornamento».

Com’è il calcio libico?
«Sono molto tecnici, di impronta latina o sudamericana, mentre il calcio nero è più inglese. Ho visto alcune partite, ho seguito i giocatori, in Italia c’è Muntasser che è sotto contratto, ma fuori rosa, a Perugia. Vorrei che giocasse, ne parlerò con Spinelli per il Livorno. Vorrei che altri libici facessero esperienza da noi».

Professore, il vice-presidente ci ha invitato in Libia.
«Come no, dite che siete amici miei e ci sarà un visto pronto ad aspettarvi. Ma a una condizione. Avevo portato la Tunisia dal numero 47 al 22 della classifica Fifa. Sarete miei ospiti quando avrò fatto progredire la Libia di almeno 30/40 posizioni. Adesso è 116ª. Ci vediamo verso l’ottanta».


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