10 Aprile 2002


archivio: L'EDICOLA


la Repubblica

Sprint a tre per lo scudetto

Ultimo mese di Serie A: Inter, Roma e Juventus lanciano la volata finale per il titolo

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Roma, 10 aprile 2002

da la Repubblica, 8 aprile 2002

Una poltrona per tre e trecentosessanta minuti per conquistarla strappandola agli avversari. A quattro giornate dalla fine il campionato promette una volata emozionante e minaccia di lasciare dietro di sé una scia di sospetti e veleni come nella miglior tradizione degli ultimi anni: dal rigore di Iuliano su Ronaldo al gol annullato a Cannavaro, alla pioggia di Perugia, solo per citare tre episodi simbolo. Naturalmente ferve il dibattito sugli arbitri, in testa a tutti Collina, ben noto i tifosi nerazzurri per un gol platealmente annullato all'Inter contro la Juventus a San Siro, qualche anno fa. Detto che allora l'unico arbitro italiano che sia anche testimonial pubblicitario aveva probabilmente ragione, la diffidenza degli interisti nei confronti delle giacchette ex nere sta raggiungendo il punto più alto. E pensare che proprio a Venezia l'Inter si vide fischiare contro un penalty che non c'era.

Ci fossero o non ci fossero i proverbiali "estremi" per la concessione dei rigori su Batistuta e Cassano, la Roma replica con le cifre: "Non ce ne veniva assegnato uno da 29 giornate". Ora ai giallorossi ne sono stati concessi quattro, all'Inter sei e alla Juventus sette. Il record spetta, guarda un po', al piccolo Chievo, dieci, seguito da altre due provinciali, Udinese (nove) e Verona (otto). Ma il Chievo ne ha avuti anche nove contro, solo il Venezia (dieci) è stato trattato peggio.

Ma le cifre a questo punto più importanti sono quelle che vorticano nella fantasia dei tifosi delle tre reginette in cerca di corona. Il calendario facile dell'Inter si è trasformato in un percorso a ostacoli dove l'insidia maggiore è rappresentata dalla paura di vincere e, forse, dalla tentazione di cambiare assetto in corsa, come ha fatto Cúper contro l'Atalanta, sia pure con robuste giustificazioni. Domenica prossima a San Siro arriva un Brescia quartultimo e affamato di punti salvezza. Poi la breve trasferta di Verona, dove c'è un Chievo che all'andata ha espugnato il campo nemico dimostrando di avere le armi adatte (gioco in profondità, manovra ampia sulle fasce) per mettere in difficoltà un 4-4-2 ortodosso.

Alla penultima giornata arriva ospite a Milano il Piacenza, in quale situazione è prematuro dire. Forse già salvo, forse impantanato nella lotta per non retrocedere. Infine, chiusura a Roma con la Lazio: una gara la cui difficoltà, con un mese di anticipo, è davvero tutta da decifrare.

La Roma ha un calendario teoricamente più arduo ma con un coefficiente di difficoltà che va gradualmente a scendere. La partita con il Parma, contro una squadra non ancora salva, è insidiosa, anche per il valore intrinseco dell'avversario. Il Milan in trasferta è ostico, specialmente dopo il recupero di Inzaghi ma il finale non è da incubo: prima il Chievo all'Olimpico, dove la Roma appare più autorevole di quanto non sia l'Inter al Meazza, mentre l'ultima giornata, spesso imprevedibile, propone una possibile passerella al Delle Alpi con un Torino che fra un mese sarà sicuramente salvo.

La Juventus è il convitato di pietra. Dopo aver perso a Perugia uno scudetto già vinto potrebbe vincerne a Udine uno già perso. E questo sarebbe molto più da Juve. Toccherebbe, verosimilmente, decretare la retrocessione dei bianconeri friulani ma non sarebbe certo la prima volta che la Juventus si assume il compito di congedare qualcuno dalla Serie A. In mezzo, c'è il Milan in casa. Un Milan che quando viaggia non offre un rendimento memorabile, cosa che si poteva tranquillamente dire anche prima di Dortmund. Poi c'è il Piacenza fuori e qui vale il ragionamento fatto per l'Inter. Alla penultima i bianconeri affrontano in casa il Brescia e forse è proprio questa la partita, al momento, meno pronosticabile. Il Brescia è coriaceo, quando ci si mette, e le motivazioni sono di prim'ordine.

Concludendo, ci aspetta un finale emozionante se non entusiasmante per il livello del gioco e dello spettacolo, al quale nessuno rinuncerà a dare maggior pepe introducendo in dosi massicce un ingrediente tutto italiano, il fattore arbitrale. Un tormentone figlio anche di una generazione di fischietti probabilmente sopravvalutata, al di là degli stucchevoli confronti con i colleghi europei.


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