28 Novembre 2001


archivio: LIBRI


L'autobiografia di Roberto Baggio

Una porta nel cielo

Il libro in cui Roberto Baggio parla di sè, della sua straordinaria carriera, degli allenatori e dei tifosi

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Roma, 28 novembre 2001

Roberto Baggio esordisce nelle vesti di scrittore. E lo fa con un libro in cui parla di sé, dei suoi allenatori, di una carriera passata per 17 stagioni (con un bottino di 177 gol) in serie A, ma fatta anche di cambi di maglia controversi, numerosi infortuni, rapporti difficili con tecnici illustri, un Mondiale perso in finale ai rigori, complice anche un suo errore. Baggio a 34 anni ha deciso di raccontarsi in un'autobiografia, intitolata "Una porta nel cielo", uscito da appena una decina di giorni.

BAGGIO E GLI ALLENATORI - A partire da Trapattoni, che lo ha allenato alla Juventus: "È un uomo vero. Pur di giocare ai Mondiali con lui vado anche in porta". Poi Carletto Mazzone, suo attuale allenatore al Brescia: "È un grande, lo ripeterò sempre. È pulito, per niente presuntuoso. Con lui mi sembra di essere tornato ragazzo. Un uomo schietto". Poi comincia il libro nero, a partire da Arrigo Sacchi, incrociato ai tempi del Mondiale americano e, per un breve periodo, al Milan: "Mi ha fatto male, ma credo fosse in buona fede. E ha pagato di persona". Qualche anno dopo, a Bologna Baggio trovò Ulivieri: "L'Ulivieri che ho conosciuto io soffriva di protagonismo. Ci sono allenatori gelosi". Ma gli attriti maggiori furono, in assoluto, con Marcello Lippi, alla Juve e soprattutto all'Inter (1998-2000), dove, nella ricostruzione di Robi, gli toccò subire "il trattamento-Lippi". Robi spiega poi le ragioni del dissidio. Lippi, appena arrivato a Milano, gli chiese di scoprire quali fossero i giocatori all'interno della squadra che remavano contro. "Mister, io l'aiuterò in tutti i modi ma non mi chieda di fare nomi". Il campionato di Baggio finì ancora prima di cominciare.

BAGGIO E I TIFOSI - Baggio ha avuto rapporti difficili non solo con gli allenatori ma anche con i tifosi, a Firenze. Il passaggio dalla squadra dei Pontello alla Juve, nel '90, scatenò l'ira della città. Baggio venne accusato di tradimento, ma nel libro si difende: "Volevo restare a Firenze. Per questo avevo rinnovato il contratto fino al giugno '91. Non me ne sono andato, mi hanno cacciato via". Alla Juve furono gioie (scudetto, Uefa, Pallone d'oro, tanti gol) e dolori, come gli infortuni e Bettega che "un giorno sorpresi mentre parlava coi capotifosi arringandoli contro di me".

BAGGIO BAMBINO - Nella biografia del campione c'è spazio anche per i ricordi familiari, in particolare il forte legame con il padre, che seguiva anche nelle battute di caccia: "Avevo solo cinque anni ma due cose le avevo afferrate bene: che mio padre adorava la caccia e che io adoravo mio padre". Proprio a causa della caccia Baggio ebbe i primi screzi con il primo allenatore, Zenere, il fornaio del paese. Un giorno, infatti, Baggio saltò una partita per andare a caccia col padre. "Zenere, quando mi vide arrivare all'allenamento, mi prese in giro: "Toh chi si rivede, ecco caccia e pesca, bentornato!". Seguirono discussioni e polemiche con i dirigenti della squadra, ma Baggio mise tutti d'accordo segnando, la settimana dopo, sei gol (5 nel primo tempo). Poi arrivarono l'esordio in C1 col Vicenza, la serie A con la Fiorentina.

BAGGIO E GLI INFORTUNI - Ma oltre alla ribalta arrivò anche un gravissimo infortunio al ginocchio destro che mise a rischio la sua carriera. Fu operato dal professor Bousquet: "Durante l'intervento mi hanno bucato la testa della tibia col trapano. Poi hanno tagliato il tendine, lo hanno fatto passare dentro al buco, lo hanno tirato su e lo hanno fissato con 220 punti interni... La gamba destra era diventata così piccola che pareva un braccio". Ancora oggi Baggio porta i segni di quella operazione, ed è costretto ad allenamenti extra: "Chi mi vedesse allenare prima della partita avrebbe paura. Durante i massaggi, la mia gamba destra fa delle torsioni innaturali, come se si dovesse spezzare da un momento all'altro". Ma senza tutta la sofferenza che ne ha contraddistinto vita e carriera, Baggio non sarebbe oggi, come lui si è definito: forte come un leone e leggero come un'anatra.


Dario Di Gennaro

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