25 Novembre 2000


archivio: ATLETICA


Un Olmo nel deserto

Rivivi il trionfo dell'azzurro nella Desert Cup 2000

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... l'ultimo
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Desert Cup... [ 22 minuti da non perdere ]
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Anche nel deserto si puo' correre, anche quando si decide di affrontare una gara estrema come la Desert Cup fatta di 168 chilometri di sabbia e montagne da attraversare a piedi e in autosufficienza alimentare e, soprattutto, per chi vuole esser primo, da percorrere senza alcuna sosta. Una prova tentata nella sua prima edizione da 172 concorrenti venuti in Giordania da 20 Paesi del mondo, portata a termine da 40 persone in meno ma sofferta da tutti.

Appuntamento ad Amman, la capitale. Il gruppo dei 12 italiani approfitta delle ore che restano prima della partenza per ambientarsi, fare shopping e consumare uno degli ultimi veri pasti. L'indomani c'e' ancora tempo per un po' di sano turismo alla cittadella ma all'una tutti sui pullman per il trasferimento a Wadi Ram. In quattro ore di viaggio si puo' dormire leggere, sognare, preoccuparsi, pensare ai propri voli. Il sole si nasconde presto in questo periodo dell'anno e al bivacco e' gia' notte.

Solo al mattino ci si rende conto esattamente del luogo, "vasto, di una serena bellezza mista a stupefacente magnificenza" e' cosi' che Lawrence d'Arabia definiva Wadi Ram, sede della rivolta che sfocio' nella presa di Aquaba del 1917. Roccia e sabbia rosa, colori che ci accompagneranno fino a Petra affascinante citta' dei Nabatei, l'obiettivo finale di questa nuova impresa massacrante.

Molti hanno gia' conosciuto il deserto e gia' affrontato la maratona a tappe nel Sahara marocchino. Sono medici, impiegati, avvocati, rappresentanti, imprenditori, artigiani... e uno scavatore di Robilante, un paese di 2000 anime nei pressi di Cuneo. Si chiama Marco Olmo, ha 52 anni, ogni giorno dopo il lavoro alla cava di cemento si allena tra le sue montagne. Gia' 5 Marathon des Sables e due corse in Libia, per lui sempre tra i primi

E' il giorno dei controlli degli zaini, dei certificati medici e della consegna dei pettorali, a seconda dell'obiettivo di tempo che ognuno dichiarera', che va da un minimo di 24 ore a un massimo di 62: si dovra' portare un certo numero di calorie, attrezzatura e indumenti. L'acqua sara' fornita dall'organizzazione ai 13 posti di controllo allestiti ogni 15 chilometri

Tutto e' tranquillo nel pomeriggio della vigilia, sembra incredibile che a pochi chilometri da qui due popoli stiano combattendo per una terra che non riesce ad aver pace. I due concorrenti di nazionalita' israeliana non si sono presentati quindi e' possibile conoscere solo l'opinione di chi abita in Giordania. Si chiedono il motivo di tanta violenza, loro in televisione vedono immagini di uomini armati che ne uccidono altri. Ci domandano come ci sentiremmo se qualcuno si appropriasse delle nostre case, che una pace sara' possibile solo se entrambi le parti si impegneranno molto per raggiungerla La notte ferma ogni cosa e rimanda le attese di tutti.

Christian Ginter, numero 1 della gara per aver vinto qui in quel che fu il primo esperimento, anticipa che sara' dura soprattutto la notte, ma che si puo' far meglio delle sue 29 ore e che, soprattutto, uno come Marco Olmo, il favorito non solo per il francese, potra' arrivare in 24 o 25 ore.

Sono le 8 e 30 del mattino. Davanti al gruppo sin dai primi passi Marco Olmo, seguito dai due giordani Al Aqura e Al Swaity che come Ginter gia' conoscono la via e dal francese Brissard numero 12. Si correra' sulla sabbia rossa per ben 104 km. Per niente facile ma siamo solo all'inizio.

Ognuno vive la gara con il proprio ritmo, secondo una strategia o anche senza averne alcuna. Nessuna limitazione per questa prova che permette l'andatura libera. Ognuno ha portato con se' oltre allo zaino la sua personale motivazione e nel deserto non ci si puo' nascondere. Il cielo e' limpido e soffia una leggera brezza in questo paesaggio sorprendente, la testa della corsa si e' delineata. Gli altri sono dietro a Olmo che passa il primo controllo alle 9.35, due minuti prima dei giordani che non lo mollano.

Al 25 km il vantaggio aumenta di 4 minuti, ma Al Aqura Al Swaiti cominciano ad accusare la fatica della sabbia. E Marco Olmo continua a correre con quell'andatura che lo rende riconoscibile anche da molto lontano, con le sue preoccupazioni per una caviglia che non va come dovrebbe, con la sua voglia di volare anche su questo deserto. Ai controlli si ferma il tempo necessario per prendere l'acqua.

Al trentacinquesimo chilometro e' avanti di 8 minuti rispetto a chi lo insegue. Progredisce costantemente, vuole guadagnare terreno anche uno come lui teme la notte e al controllo successivo arriva mezz'ora prima degli altri. Sta bene, oltre la fatica e piu' che per se' si preoccupa di sua moglie Renata.

E' capace di percorrere 11 km all'ora e quando arriva al mini bivacco allestito per chi si fermera' per il buio ha gia' migliorato di un ora il record stabilito da Ginter. Sono le 15 e 20, quasi tutti gli altri concorrenti hanno passato un ora fa appena il secondo controllo. Il distacco e' enorme.

Olmo prosegue nella notte, mentre 5 maratoneti hanno gia' abbandonato e al controllo numero sei c'e' chi decide di fermarsi per qualche ora, ma molti altri vanno avanti.

Inizia l'ascesa le temute montagne. Si sale oltre i 1000 metri nel freddo notturno difficile da sopportare. Non si puo' piu' correre molto.

gli altri sono indietro, il piu' vicino a un paio di ore, mentre lui, l'italiano, il numero 174 e' vicino al traguardo. ma si tratta sempre di chilometri

I templi e le rocce rosa di Petra, citta' appartenuta al popolo di nomadi che scelse e rese magico questo luogo intorno al vi secolo avanti Cristo, si illuminano con le prime luci di un nuovo mattino. Chi ha percorso senza sosta un tracciato durato gia' un giorno e una notte interi non avra' l'energia per prestarvi l'attenzione che meritano, olmo pensa solo al traguardo. La sua fatica, lunga 168 chilometri e' durata 21 ore e 41 secondi, un tempo incredibile per una corsa cosi' dura vinta per la prima volta da un italiano.

Mentre chi ha trionfato potra' finalmente riposare, la gara continua per gli altri 171 concorrenti. Christian Ginter, capace di un grande recupero, arrivera' solo un'ora dopo ma molti devono ancora affrontare o sono nel mezzo dei quaranta chilometri di montagne che con la luce di questo secondo giorno della Desert Cup appaiono in tutta la loro grandezza e asperita'.
Molti portano i segni della fatica di una sofferenza cercata. Qualcuno ha chiesto troppo al proprio fisico rischia la disidratazione, non ha saputo gestirsi. Viene soccorso e presto stara' bene, ma ha rischiato un po' troppo. Ritroviamo tutti gli italiani. due di loro saranno tra i 40 che hanno dovuto rinunciare.

E' il tramonto quando l'ultimo concorrente ancora in gara passa il controllo numero 13. E' esausto, ma non ha nessuna intenzione di fermarsi. La sua corsa durera' 60 ore, quasi tre volte il tempo di Marco Olmo.


[ il sito ufficiale ]


Elisabetta Caporale

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