Anche nel deserto si puo' correre, anche quando si decide di affrontare una
gara estrema come la Desert Cup fatta di 168 chilometri di sabbia e montagne
da attraversare a piedi e in autosufficienza alimentare e, soprattutto, per
chi vuole esser primo, da percorrere senza alcuna sosta. Una prova tentata
nella sua prima edizione da 172 concorrenti venuti in Giordania da 20 Paesi del
mondo, portata a termine da 40 persone in meno ma sofferta da tutti.
Appuntamento ad Amman, la capitale. Il gruppo dei 12 italiani approfitta delle
ore che restano prima della partenza per ambientarsi, fare shopping e consumare
uno degli ultimi veri pasti. L'indomani c'e' ancora tempo per un po' di sano
turismo alla cittadella ma all'una tutti sui pullman per il trasferimento a
Wadi Ram. In quattro ore di viaggio si puo' dormire leggere, sognare,
preoccuparsi, pensare ai propri voli. Il sole si nasconde presto in questo
periodo dell'anno e al bivacco e' gia' notte.
Solo al mattino ci si rende conto esattamente del luogo, "vasto, di una serena
bellezza mista a stupefacente magnificenza" e' cosi' che Lawrence d'Arabia
definiva Wadi Ram, sede della rivolta che sfocio' nella presa di Aquaba del 1917.
Roccia e sabbia rosa, colori che ci accompagneranno fino a Petra affascinante
citta' dei Nabatei, l'obiettivo finale di questa nuova impresa massacrante.
Molti hanno gia' conosciuto il deserto e gia' affrontato la maratona a tappe
nel Sahara marocchino. Sono medici, impiegati, avvocati, rappresentanti,
imprenditori, artigiani... e uno scavatore di Robilante, un paese di 2000 anime
nei pressi di Cuneo. Si chiama Marco Olmo, ha 52 anni, ogni giorno dopo il lavoro
alla cava di cemento si allena tra le sue montagne. Gia' 5 Marathon des Sables e
due corse in Libia, per lui sempre tra i primi
E' il giorno dei controlli degli zaini, dei certificati medici e della consegna
dei pettorali, a seconda dell'obiettivo di tempo che ognuno dichiarera', che va
da un minimo di 24 ore a un massimo di 62: si dovra' portare un certo numero
di calorie, attrezzatura e indumenti. L'acqua sara' fornita dall'organizzazione
ai 13 posti di controllo allestiti ogni 15 chilometri
Tutto e' tranquillo nel pomeriggio della vigilia, sembra incredibile che a
pochi chilometri da qui due popoli stiano combattendo per una terra che non
riesce ad aver pace. I due concorrenti di nazionalita' israeliana non si sono
presentati quindi e' possibile conoscere solo l'opinione di chi abita in
Giordania. Si chiedono il motivo di tanta violenza, loro in televisione vedono
immagini di uomini armati che ne uccidono altri. Ci domandano come ci
sentiremmo se qualcuno si appropriasse delle nostre case, che una pace sara'
possibile solo se entrambi le parti si impegneranno molto per raggiungerla
La notte ferma ogni cosa e rimanda le attese di tutti.
Christian Ginter, numero 1 della gara per aver vinto qui in quel che fu il primo
esperimento, anticipa che sara' dura soprattutto la notte, ma che si puo' far
meglio delle sue 29 ore e che, soprattutto, uno come Marco Olmo, il favorito non
solo per il francese, potra' arrivare in 24 o 25 ore.
Sono le 8 e 30 del mattino. Davanti al gruppo sin dai primi passi Marco Olmo,
seguito dai due giordani Al Aqura e Al Swaity che come Ginter gia' conoscono
la via e dal francese Brissard numero 12. Si correra' sulla sabbia rossa per
ben 104 km. Per niente facile ma siamo solo all'inizio.
Ognuno vive la gara con il proprio ritmo, secondo una strategia o anche senza
averne alcuna. Nessuna limitazione per questa prova che permette l'andatura
libera. Ognuno ha portato con se' oltre allo zaino la sua personale
motivazione e nel deserto non ci si puo' nascondere. Il cielo e' limpido e soffia una
leggera brezza in questo paesaggio sorprendente, la testa della corsa si e'
delineata. Gli altri sono dietro a Olmo che passa il primo controllo alle
9.35, due minuti prima dei giordani che non lo mollano.
Al 25 km il vantaggio aumenta di 4 minuti, ma Al Aqura Al Swaiti cominciano ad
accusare la fatica della sabbia. E Marco Olmo continua a correre con
quell'andatura che lo rende riconoscibile anche da molto lontano, con le sue
preoccupazioni per una caviglia che non va come dovrebbe, con la sua voglia di
volare anche su questo deserto. Ai controlli si ferma il tempo necessario per
prendere l'acqua.
Al trentacinquesimo chilometro e' avanti di 8 minuti rispetto a chi lo insegue.
Progredisce costantemente, vuole guadagnare terreno anche uno come lui teme
la notte e al controllo successivo arriva mezz'ora prima degli altri. Sta bene,
oltre la fatica e piu' che per se' si preoccupa di sua moglie Renata.
E' capace di percorrere 11 km all'ora e quando arriva al mini bivacco allestito
per chi si fermera' per il buio ha gia' migliorato di un ora il record
stabilito da Ginter. Sono le 15 e 20, quasi tutti gli altri concorrenti hanno
passato un ora fa appena il secondo controllo. Il distacco e' enorme.
Olmo prosegue nella notte, mentre 5 maratoneti hanno gia' abbandonato e al
controllo numero sei c'e' chi decide di fermarsi per qualche ora, ma molti altri
vanno avanti.
Inizia l'ascesa le temute montagne. Si sale oltre i 1000 metri nel freddo
notturno difficile da sopportare. Non si puo' piu' correre molto.
gli altri sono indietro, il piu' vicino a un paio di ore, mentre lui, l'italiano,
il numero 174 e' vicino al traguardo. ma si tratta sempre di chilometri
I templi e le rocce rosa di Petra, citta' appartenuta al popolo di nomadi
che scelse e rese magico questo luogo intorno al vi secolo avanti Cristo, si
illuminano con le prime luci di un nuovo mattino. Chi ha percorso senza sosta
un tracciato durato gia' un giorno e una notte interi non avra' l'energia per
prestarvi l'attenzione che meritano, olmo pensa solo al traguardo. La sua
fatica, lunga 168 chilometri e' durata 21 ore e 41 secondi, un tempo
incredibile per una corsa cosi' dura vinta per la prima volta da un italiano.
Mentre chi ha trionfato potra' finalmente riposare, la gara continua per gli
altri 171 concorrenti. Christian Ginter, capace di un grande recupero, arrivera'
solo un'ora dopo ma molti devono ancora affrontare o sono nel mezzo dei
quaranta chilometri di montagne che con la luce di questo secondo giorno della
Desert Cup appaiono in tutta la loro grandezza e asperita'.
Molti portano i segni della fatica di una sofferenza cercata. Qualcuno ha
chiesto troppo al proprio fisico rischia la disidratazione, non ha saputo
gestirsi. Viene soccorso e presto stara' bene, ma ha rischiato un po' troppo.
Ritroviamo tutti gli italiani. due di loro saranno tra i 40 che hanno dovuto
rinunciare.
E' il tramonto quando l'ultimo concorrente ancora in gara passa il controllo
numero 13. E' esausto, ma non ha nessuna intenzione di fermarsi. La sua corsa
durera' 60 ore, quasi tre volte il tempo di Marco Olmo.