26 Maggio 2000


archivio: CALCIO


Le lacrime di Michele

La commozione di Paramatti che lascia Bologna restituisce umanita' al calcio

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Bologna, 26 maggio 2000

Sono spuntate le lacrime, a Michele Paramatti, quando ha salutato il Bologna, in una conferenza stampa, "perche' non mi sembrava giusto chiudere cinque anni con le due righe del comunicato di mercoledi"'.

Arrivato a Bologna nel '95, dopo essere finito ai bordi della Spal (C/1), continuera' la sua favola con la Juventus, della quale e' stato tifoso sin da piccolo: "vado via - ha detto Paramatti - perche' e' un' opportunita' professionale impagabile. Me l' avessero detto cinque anni fa, avrei pensato a una favola nuova, alla quale non avrei creduto. Sono contento che si sia realizzata".

Subito divento' uno degli eroi del Bologna operaio di Ulivieri e una delle icone della curva "Andrea Costa" che sempre cantava: "gioca bene o gioca male, Paramatti in Nazionale". E' stato quando ha pensato ai tifosi che s' e' messo a piangere: "non posso dimenticarli perche' hanno sempre dimostrato un grosso attaccamento. Sono stato fiero di vestire la maglia del Bologna e ringrazio tutti: ma e' un arrivederci, perche' cinque anni non si dimenticano". Che non sia retorica lo racconta la sua vita: essere partito dai dilettanti e finire alla Juve, il non essere nato con la camicia". Forse per questo l' hanno sempre amato. E nel pallone dei miliardi e della Borsa, della cattiveria e dei veleni, dei sospetti e delle congiure, delle partenze senza rancore e dei "mercenari", le lacrime di Paramatti regalano umanita' e speranza a chi invece vuole continuare a vivere il calcio con passione e romanticismo.


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