11 Aprile 2002


archivio: CICLISMO


Roba d'altri tempi

Mario Cipollini in meno di tre settimane ci ha regalato emozioni dimenticate

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Courtrai (Belgio), 11 aprile

Venti giorni di passione. Venti giorni che hanno abbellito il ciclismo di casa nostra. Abbiamo riscoperto antichi valori, forse è riapparsa la bellezza perduta di uno sport che nella sua fragilità contempla qualcosa di eterno.

Torno indietro venti giorni e mi ritrovo sul palco della Tirreno-Adriatico a San Benedetto del Tronto. La corsa dei due mari ci aveva proposto un solido Dekker, un pimpante Di Luca, un astuto Bettini, un astro nascente come Pellizotti. Il traguardo di San Benedetto sarebbe stato un giudice inflessibile per quei velocisti che ancora non si erano messi in mostra: un nome su tutti, Cipollini. Il gruppo era all'ultimo chilometro. Si notavano Colombo e Lombardi nelle posizioni di testa, pronti a pilotare Supermario.Ma lui, l'uomo più atteso, non si vedeva. 400 metri, 300 , 200 . Niente Cipo. Si stagliavano la casacca fucsia di Zabel e quella bluette di Svorada.

Io ero alla balaustra e la sagoma di Cipollini è apparsa veloce e improvvisa come una cometa. Il boato del pubblico è stato inferiore allo stupore dei giornalisti presenti sul palco con me . Da dove è uscito ! Non c'era e ha vinto ! Pochi istanti e il replay dall'elicottero ci ha mostrato con dovizia di particolari quello che è da considerarsi uno sprint regale. In decima posizione fino ai cento metri finali, lungo le transenne di sinistra, Cipollini ha virato a centro strada infilzando a velocità pazzesca gli avversari che erano ormai al colpo di reni. Quella volata, degna del miglior Ivan Quaranta, ha dato il morale giusto a Cipollini per l'assalto alla Sanremo.

Antonio Salutini, forse la persona che conosce meglio mister 170 vittorie, mi confessava che Cipollini da almeno due anni è affascinato dai numeri, dai record da battere,dai paragoni che ogni volta gli vengono proposti. Alla sua età, con il suo palmares, avrebbe potuto tranquillamente portare la bicicletta al traguardo con un compenso annuo vicino al milione di euro. In tanti l'avrebbero fatto, lui no. Si è rimesso in gioco cambiando squadra e dando un giro di vite ai suoi allenamenti invernali.

Al Fiandre, una gara che da giovane concluse al meglio in ventiquattresima posizione, è arrivato nono. Ha sofferto sul Koppenberg e sul Grammont, ma si è tolto la soddisfazione di precedere Zabel e di conservare la maglia di leader di Coppa del mondo. In sala stampa oltretutto si è concesso il lusso di mandare a quel paese gli organizzatori più potenti del mondo, quelli del Tour, rinunciando di fatto alla Roubaix di domenica. Mentre Tafi e Musseuw lotteranno sul pavè di Aremberg, Cipollini sarà all'autodromo di Imola col suo amico Briatore.

A proposito di record, il toscano con la vittoria a Wevelgem ha raggiunto mostri come Van Looy e Merckx (tre successi a testa), ma il dato sconvolgente è che Cipollini ha promosso la fuga, è rimasto all'attacco per 100 km, si è riportato in prima persona su Hincapie, Hvastja, Rodriguez e Van Dyck (che a loro volta avevano indovinato l'allungo) e infine se li è bevuti sotto il traguardo. Adesso Re Leone staccherà la spina, ma al Giro d'Italia tornerà su questi livelli. Ci manca solo che vinca il primo arrivo in salita a Limone Piemonte...


Auro Bulbarelli

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