3 Dicembre 2001


archivio: CONI


Il piano di risanamento

Il presidente del Coni presenta la nuova ristrutturazione dell'Ente sportivo

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Roma, 3 dicembre

Un coni sempre piu' snello, da "ministero" dello sport italiano a holding. Questo la filosofia della bozza del piano di ristrutturazione che l'ente sportivo ha preparato per il prossimo quadriennio. Un progetto finalizzato anzitutto al riequilibrio economico tra il 2003 e il 2004 e il ritorno nel 2005 a un utile netto di circa 70 miliardi. Ma che necessariamente dovra' affrontare problemi di riduzione di personale: 1.060 persone in meno in tre anni, pari al 39,4% dell'attuale organico. Il Coni "orientativamente" continuerebbe a garantire la coperture di spesa, ma solo fino al 2005. In dettaglio e' stato previsto il raddoppio di "buonuscita" mediamente spettante al personale dipendente di circa 98 milardi.

Oltre a ricadute sul piano occupazionale la bozza prevede anche un diverso rapporto tra coni e federazioni sportive, ormai di natura privatistica, che dovranno marciare sempre piu' per proprio conto secondo logiche di mercato e della nuova "politica del personale". Nonche' il recupero dei redditi immobiliari per il 6% del valore immobiliare (il patrimonio attuale ammonta a 400 mld). Alla holding-Coni sarebbero collegate almeno quattro partecipate: per la gestione di pronostici e scommesse, scuola dello sport, istituto scienza dello sport, patrimonio immobiliare e impiantistica.

L'impostazione generale, a livello operativo, e' quella del decentramento e della responsabilizzazione. A conclusione del piano, le entrate del coni non dipenderebbero piu' dal solo andamento di giochi e scommesse, ma anche da quelle relative agli utili delle societa' collegate, dal marketing (ma anche al merchandising e al licensing) e dalla gestione finanziaria. Ed e' proprio sul piano economico (grazie anche a modifiche alla riforma Melandri nonche' a interventi fiscali) che il Coni scommette per recuperare appieno la propria autonomia. Nel settore dei giochi, in particolare, e' stato previsto un aumento dei ricavi del 7% (a partire dal 2003) e del 10% per le scommesse (dal 2002 al 2004). Fino al 2005 l'ente continuerebbe a pagare allo Stato, solo attraverso i giochi, un introito complessivo di oltre duemila miliardi.


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