18 Febbraio 2002


archivio: MOTO


Moto GP

Ducati in pista

La casa italiana prosegue la preparazione per l'esordio nel Moto GP nel 2003

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Test delle altre scuderie a Valencia
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Bologna, 18 febbraio 2002

Il campionato Moto Gp e' alle porte e il 2003 non e' molto lontano. Anzi, per gli uomini di Ducati corse, e' vicinissimo, tanto che stamattina nella storica sede dell'azienda, a Borgo Panigale, sono stati spiegati ai giornalisti i progressi della motocicletta che sta appunto nascendo.

Con una novita': si e' cominciato anche a parlare di piloti, soprattutto di uno, il solito Valentino Rossi. Rossi e' infatti il sogno di casa Ducati, l'uomo che in sella al nuovo bolide da 220 cavalli in via di progettazione potrebbe portare Ducati a vincere anche in Moto Gp, dopo i record della Superbike (ha vinto in 12 anni 10 mondiali marche e nove piloti e, da sola, piu' gare di tutta la concorrenza assieme: Honda, Kawasaki, Yamaha, Bimoto, Suzuki e Aprilia). Per l'altro pilota, invece, la scelta ricadra' molto probabilmente su uno dei tre uomini che adesso guidano in Superbike.

"C'e' un'ostacolo - ha detto l'amministratore delegato di Ducati Corse, Claudio Domenicali - Valentino Rossi ha un contratto con Honda e poi costa moltissimo, ma e' chiaro che porteremo in pista uno dei tre ragazzi della Superbike, puntando a un italiano come suo compagno. Tre italiani hanno dominato il mondiale 500, ci piacciono quelli". Insomma, Rossi e' il sogno nel cassetto, ma anche Max Biaggi o Loris Capirossi vengono guardati con attenzione per la nuova avventura sportiva dello storico marchio bolognese, che si butta a capofitto nell'operazione. Per il resto, la mattinata si e' evoluta in un giro per la sede della casa di Borgo Panigale, per una volta aperta a giornalisti e telecamere, pur lasciando off limits il blindatissimo reparto corse.

Prima del giro turistico, pero', riassunto degli ultimi cinque anni di record ininterrotti, fatto da Federico Minoli, presidente di Ducatimotor: da quando arrivarono gli "americani" della Texas Pacific Group, l'azionista di riferimento col 33,5% delle azioni della ducati, l'azienda ha inanellato una serie di successi. Merito della decisione degli 'yankees' di aver prima "rilanciato l'immagine del marchio" e di aver dopo "riparato il tetto che faceva acqua". Da allora ogni anno e' stato meglio del precedente: la Ducati e' passata da quella che era una "metalmeccanica company" a una "entertainment company".

Cio' nonostante, le unita' prodotte nel '96 erano 12.117, mentre nel 2001 sono salite a 38.969 , con una crescita quasi del 26%. Le vendite ammontavano a 105,9 milioni di euro, mentre sono arrivate ai 407,8 milioni dell'anno scorso, un trend annuo del +21%. Solo il 22,7% del venduto va all'Italia, il 50 in Europa, il 22,9 al nordamerica, il 10,1 "nella tana del leone", il Giappone, dove nella propria nicchia e' seconda solo all'Honda. Neanche dopo l'11 settembre le cose sono cambiate, del resto si tratta di un mercato particolare, e l'utile netto, nell'anno passato, e' cresciuto del 176%.

Il presidente Federico Minoli ha deciso cosi' di dare alla stampa l'opportunita' di vedere "come eravamo e cosa siamo diventati". Una fabbrica che produce moto 'cult' (la Monster ha superato la soglia delle 100 mila unita') e che ora ha l'ambizione di sfidare i grandi costruttori in quella che fu la vecchia classe 500, ora aperta ai quattro tempi: correra' col motore Desmo Sedici Twinpulse, in pratica un doppio bicilindrico (scoppi simultanei nei cilindri della stessa bancata sui quattro a l) da 989 cc e la mitica distribuzione desmodromica. Un motore "da oltre 220 cavalli", ha detto domenicali. Un'avventura che, oltre ai proventi degli sponsor e ai diritti tv, costera' 30 milioni di euro dal 2001 al 2005: ma con la possibilita' di utilizzare la ricerca per la produzione di serie e ripetere i successi della Superbike, che vincendo in pista si e' imposta anche in termini di vendite.


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