26 Marzo 2002


archivio: CALCIO - NAZIONALE


Il ricordo di Capello

Inghilterra-Italia amarcord

Un gol di Capello a Wembley nel '73 riscatto' molti italiani all'estero

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Roma, 26 marzo 2002

C'erano anni e luoghi in cui essere italiani all'estero poteva comportare un complesso di inferiorita', del genere Nino Manfredi in "Pane e cioccolata". Se poi il paese era quello dei 'padri' del calcio il rischio di soggezione sportiva era scontato. A cambiare la storia - almeno quella del football - fu Fabio Capello il 14 novembre del '73 con il gol del primo successo azzurro in Gran Bretagna, a Wembley. Minuto 86, "azione di Chinaglia con dribbling e tiro, il portiere non trattiene, arrivo io che freno la corsa a fatica ed aggancio il pallone, spingendolo lento oltre la linea di porta inglese".

Il racconto e' di Fabio Capello, che ancora oggi si emoziona al ricordo. E' uno storico 1-0, il primo in una serie di sfide tra due scuole, due modi di intendere il calcio. "Capii subito che era il gol della vittoria, negli istanti interminabili in cui il pallone ballonzolava lento verso la rete di Shilton". A due giorni dalla rinnovata sfida di Leeds il ricordo di Capello e' nitido. Come il senso di una gioia che ando' oltre la rivincita sulla presunta superiorita' calcistica britannica: "Pensai subito al risultato storico - racconta l'eroe di Wembley - ma soprattutto a tutti gli italiani all'estero. Per loro era una sorta di riscatto. Ecco perche' quel gol e' ancora oggi il mio biglietto da visita come calciatore".

A stamparlo in numerose copie fu un anno piu' tardi il cinema con Nino Manfredi in 'Pane e cioccolata', commedia dolce-amara del '74. Nino, italiano in Svizzera, si tinge i capelli di bianco per non essere riconosciuto: si tradisce pero' in un bar davanti a una tv, di fronte a una partita dell'Italia. Anche quella con l'Inghilterra ma a Torino cinque mesi prima di Wembley: "Ricordo, ricordo eccome anche quello - sottolinea Capello - lui in un locale pieno di svizzeri e tedeschi, la tv che trasmette Italia-Inghilterra". Segna Anastasi, e Manfredi si trattiene agli insulti contro gli italiani. "Poi raddoppio io e allora l'emigrante scatta in piedi". Urlando gol. Altra rete, quella, ma identica storia: l'Italia che - nel caso per la prima volta in assoluto - abbatte il gigante Inghilterra e i pregiudizi, calcistici e non. Un'impresa che dopo il 2-0 di Torino, per meta' a firma Capello, si completera' a novembre nel tempio calcistico di Londra, con la prima vittoria in trasferta.

"Negli anni '70 l'Italia non era una potenza mondiale ma un paese povero - ricorda ora Capello - gli italiani all'estero non avevano il rispetto ne' grande importanza. La scena di "Pane e cioccolata", a posteriori, certifico' quel che io avevo pensato segnando a Wembley: e' un regalo a tutti gli italiani nel mondo, mi dissi". E una risposta ai complessi di inferiorita'. "C'era, c'era eccome quel complesso: in campo sportivo era di carattere fisico. Avevamo il complesso di correre meno, l'amico Gianni Brera lo teorizzava per tutto il popolo italiano".

Dalla sconfitta dei Leoni di Highbury (il 3-2 dell'Inghilterra sugli azzurri nel '34) in poi, il confronto era stato impari: 4 pareggi e 4 sconfitte per gli azzurri, di cui due in Italia. Poi l'anno magico: "Avevamo vinto a Torino 2-0, rivincemmo nello stesso anno a Londra con quel mio gol: un record. E in che stadio". Wembley: "Sono luoghi - prova a spiegare Capello - in cui si respira la storia. I campi cosi' sono pochi al mondo, il Maracana', Anfield Road o l'Old Trafford, San Siro e il Santiago Bernabeu. E poi gli stadi inglesi hanno qualcosa in piu': la recinzione che non c'e'. Soprattutto noi italiani ce ne accorgiamo subito: entri, e respiri la tradizione e il rispetto". A ispirarlo, quel 14 novembre '73, erano in 100.000 inglesi, venuti ad applaudire la nazionale allenata da un baronetto, Sir Alfred Ramsey, l'uomo che sette anni prima aveva dato il primo e unico titolo mondiale all'Inghilterra, in casa. Invece fu il giro di boa nella storia dei confronti con l'Italia: da quel gol di rapina a Wembley in avanti, l'Italia raccolse altre cinque vittorie, un pari e tre sconfitte.

Ora la sfida si ripropone. "Incontrai Eriksson all'Olimpico per il Giubileo dello sportivo - rivela Capello - e lui aveva dubbi sull'offerta della panchina inglese. Io gli dissi: Sven vai, e' una nazionale e soprattutto una bella squadra. I risultati hanno dato ragione a lui, e in un certo senso a me". Perche' dopo la grande paura di essere eliminati "gli inglesi hanno conquistato il loro posto in Giappone e si sono ritrovati: Francia e Argentina sono le favorite di tutti, ma per me possono essere loro la sorpresa del mondiale insieme con la Germania che ha un mese di ferie. Quanto all'Italia, Trapattoni ha l'imbarazzo della scelta in attacco. Ma per vincere il mondiale non bastano le punte, serve l'equilibrio". Cosi', anche l'amichevole di Leeds assume per gli azzurri spessore degno della tradizione. "Loro giocano in casa e andranno a mille - ammette l'ex azzurro - Trapattoni fara' forse i conti con gli impegni ravvicinati dei suoi: tutto sta a vedere se e quanti azzurri faranno solo un tempo. Dovessi preparla io? Direi ai giocatori che non si puo' andare a giocare in Inghilterra senza pensare di fare una gran partita". Perche' quell'Italia succube dei propri complessi non c'e' piu'. "Trent'anni dopo - spiega Capello - gli inglesi sono cresciuti nella tecnica, mantenendo dinamismo. Per questo dissi che mi piacerebbe chiudere la carriera in Inghilterra, per il fascino di mettermi alla prova. Ma anche il nostro calcio e' altra cosa: siamo cresciuti sul piano fisico e non soffriamo piu' il confronto con nessuno. Anche sul piano della mentalita', andiamo fuori e ce la giochiamo perlomeno alla pari con tutti". Esattamente come l'italiano all'estero. [Ansa]


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