8 Aprile 2002


archivio: RUGBY


A caccia di mete

L’Italia ha bisogno di gioco e di risultati per recuperare un po' di credibilità

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Il servizio di Alessandro Tiberti
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Roma, 8 aprile

Il terzo “Sei Nazioni” si è concluso con il Grande Slam della Francia che sabato a Saint Denis ha annientato l’Irlanda e con l’ennesima sconfitta della nazionale italiana patita allo stadio Flaminio.

Il risultato numerico di 45 a 9 in fondo non umilia la squadra, a Twickenham lo scorso anno la debacle fu ancor più pesante 80-23. Ma c’è un ma. Allora gli azzurri seppero tener testa all’Inghilterra per almeno un tempo mettendo a segno due straordinarie mete con Dallan e Checchinato, cosa questa che allo stadio Flaminio non è avvenuta: 9 punti frutto di calci piazzati e quasi totale assenza di nostri uomini nella metà campo avversaria per tutto il primo tempo. Insomma l’Italia ha bisogno di gioco e di risultati. Rimaniamo ancora aggrappati a quell’ormai lontano 5 febbraio 2000 quando riuscimmo nella nostra partita d’esordio al Sei Nazioni a sconfiggere i campioni in carica della Scozia.

E’ vero, i freschissimi campioni della Francia per ben undici anni hanno incamerato solo sconfitte in quello che era diventato con il loro arrivo, il “Cinque Nazioni”, ma i tempi sono cambiati. L’esposizione televisiva, l’esigenza di spettacolo, e la necessità di attirare pubblico e spettatori televisivi necessitano con più rapidità una vittoria o comunque una maggiore competitività con le avversarie meno distanti dal nostro livello: Scozia Irlanda e Galles.

Il prodotto rugby però non è sgradito. Lo share d’ascolto lo premia e anche in concomitanza con lo sport preferito in Italia il calcio, ha saputo rosicchiare una nicchia corposa e costante di spettatori: una sorta di fedelissimi, di ultrà del rugby, lo zoccolo duro sul quale lavorare per il futuro.

Ma è altrettanto evidente che per ottenere migliori risultati d’ascolto che si legano intimamente ad un aumentato appeal del “prodotto rugby” c’è la necessità di una costante e crescente inversione di tendenza: partite più combattute e magari una vittoria. Sintomatico a questo proposito il dato relativo all’ultima sfida contro l’Inghilterra quando a risultato ormai ampiamente acquisito, molti telespettatori hanno lasciato la partita preferendo seguire altri programmi.

Il fascino dell’evento esclusivo, dell’onore di partecipare al prestigioso trofeo ed il fatto di confrontarsi con le migliori formazioni d’Europa non basta più. Per un maggior ascolto, per una maggiore spendibilità dell’evento non è più sufficiente il lavoro effettuato.
Alla federazione ora la prossima mossa.


Alessandro Tiberti

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