8 Aprile 2002


archivio: TENNIS


Coppa Davis

Tutto da rifare

Per l'Italia lo spettro della Serie C, ma la FIT riconferma il CT azzurro Barazzutti

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Il commento di Gian Piero Galeazzi
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Reggio Calabria, 8 aprile 2002

Non e' disfatta totale, ma e' un dettaglio. D'altra parte, uscire sconfitti 5-0 contro i modesti finlandesi sarebbe stato francamente un insulto alla decenza. Un'umiliazione cosi' si puo' sopportare solo dai grandi (l'ultimo cappotto per gli azzurri rimane quello di Palermo di sette anni fa con gli stati uniti di Agassi e Sampras). Non da una squadra che in patria non scalda nemmeno i propri tifosi (neppure un giornalista al seguito, con la tv finlandese che ha ignorato l'avvenimento).

L'inutile vittoria di Navarra serve solo a salvare la faccia e addolcire la pillola di un sabato da incubo. Perdere nove set in una sola giornata e' un record, ma per l'agonizzante tennis italiano potrebbe essere perfino migliorabile. Uno sport da rifondare e dove i risultati sembrano non contare piu' di tanto. "La Davis e' una vetrina importante, ma noi vogliamo ripartire dalla base" va ripetendo fino alla nausea il presidente della FIT Binaghi, e non sono solo parole tanto che, malgrado l'amarezza della sconfitta, spiazza tutti prolungando per un anno il contratto del capitano Barazzutti.

Dunque, nessuna epurazione interna, ne' dimissioni di chicchessia. tutti restano al loro posto. Forse neanche la Serie C riuscirebbe a scuotere le coscienze. "Abbiamo una concezione diversa dai nostri predecessori" spiega Binaghi. Nessun rimorso quindi, e avanti cosi'. "Vogliamo una rifondazione tecnica, soprattutto etico-morale" continua il presidente, che snocciola i suoi risultati quasi con orgoglio ("dal 2001 a oggi abbiamo vinto 51 tornei"), ma poi precisa: "Non siamo cosi' male, per merito soprattutto alle ragazze".

Quanto agli uomini qualcosa eppur si muove (Gaudenzi e Sanguinetti hanno vinto due tornei ATP ciascuno). Inoltre "a livello organizzativo siamo tra i primi del mondo".

Dopo le polemiche non credeva che uno come Sanguinetti avrebbe accettato di tornare in nazionale: "Sarebbe stato piu' comodo per lui non venire. Aveva mille motivi, invece e' venuto senza pretendere niente, ne' prendere una lira. I due milioni e mezzo che gli spettavano li ha devoluti a un amico, ex tennista, malato. Il suo e' un esempio anche per noi dirigenti. Lo ringrazio a nome di tutto il tennis italiano, e' stato coraggioso, si e' esposto".

Azzerati anche i veleni sulla scelta di Barazzutti di giocare sulla terra rossa ("decisione giusta. Sul veloce era difficile fare due punti con Nieminen ed era dura pure in doppio"), per la FIT rimane in piede la piaga dei dissidenti. La decisione di Sanguinetti potrebbe aprire un spiraglio alla riconciliazione. Ce ne sarebbe un gran bisogno, non fosse altro che per dare piu' credibilita' a questo tennis. "Sono pronto a fare un confronto pubblico - ribadisce Binaghi - scelgano loro giorno, luogo e pubblico. Al confronto ci penso dal giorno del famoso documento, le ho provate tutte, ma non si leva un ragno dal buco. Mi sono assunto le mie responsabilita', adesso si prendano le loro". Probabilmente si ritentera' a ridosso dei prossimi Internazionali d'Italia.

Poi rivela a sorpresa: "Non era e non e' solo un problema di denaro. Noi siamo un falso bersaglio. Loro ce l'avevano con Panatta. Dopo 20 anni che erano stati messi da parti, quella dei giocatori era un frustrazione giusta. Aggravata poi da una riforma demagogica come la legge Melandri. Quello che rispetto di piu' e' Gaudenzi. Fossi stato nei panni di Sanguinetti avrei fatto quello che ha fatto Andrea". Ovvero starsene a casa. Qualcuno sussurra che questo potrebbe essere l'ultimo anno di Panatta da direttore del Master di Roma.

"Potrebbero essere anche gli ultimi internazionali con me presidente," ribatte Binaghi. "Siamo tutti in discussione". Il problema a monte e' sempre l'emergenza economica: "Abbiamo un bilancio dimezzato. Ma non riverseremo nelle tasche degli affiliati il disavanzo del nostro bilancio. In passato di soldi ce n'erano anche troppi. I dissidenti devono sempre ricordarsi che noi siamo dei dilettanti, non professionisti. Non abbiamo piu' soldi, solo principi". Binaghi smentisce infine che il Master di Roma sia in vendita ("allarmismi fuori luogo. Il problema oggi non si pone. La situazione e' difficile, ma ci sono altre soluzioni").

Intanto, sempre per Roma, e' stato costituito un comitato d'onore di vecchi campioni composto da Pietrangeli, Maioli, Merlo, Tacchini e Lea Pericoli (Gardini ha declinato l'invito).


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